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Analisi delle parole - Statement Analysis

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Pensate di essere voi a scegliere le parole da utilizzare quando dovete esprimere un concetto. Lo pensavano anche molti criminali prima di essere arrestati e condannati proprio grazie alle loro stesse dichiarazioni.

Negli USA lo “Statement Analysis” o analisi delle dichiarazioni è da diversi anni pratica diffusa, utilizzata dagli agenti delle forze dell’ordine e agenzie investigative come strumento aggiuntivo di supporto per le indagini, al fine di scoprire se le persone sospettate o interrogate per una determinata situazione dichiarino il vero o il falso, o semplicemente omettano volontariamente particolari importanti utili all’indagine.

Questo tipo di analisi si basa sul presupposto che quando si comunica un’informazione o un concetto, il modo migliore e più diretto che si ha per farlo é utilizzando le parole e, secondo quanto si ha intenzione di comunicare, ci si impegna a scegliere quelle più adatte, inconsapevoli che quelle stesse parole possono rappresentare il punto debole del discorso. Ciò accade perché in realtà sarebbero le sensazioni e la  conoscenza della realtà dei fatti a decidere come articolare una frase e quali parole scegliere. Infatti ad una determinata domanda si possono dare due risposte diverse a seconda se si risponde sapendo di dire la verità o sapendo di dire una cosa falsa.

Questo avviene perché non esiste una sola parola od un solo modo per costruire una frase, ma lo stesso concetto si può esprimere in modi differenti e per un esperto di questo tipo di analisi, alcune strutture del discorso possono insospettire e richiamare l’attenzione. Ad esempio la dichiarazione “Sono una persona onesta” ha un suono diverso rispetto a “Non sono un disonesto” e, nonostante il concetto sia praticamente uguale, le due scelte raccontano due storie differenti

Come possibile immaginare, queste tecniche possono essere utilizzate anche quotidianamente nella vita comune, non solo esclusivamente come metodo di interrogatorio, presentando un vantaggio subito individuabile rispetto alla codifica del linguaggio del corpo o delle espressioni facciali: analizzare le parole non richiede la presenza fisica e a portata di vista dell'interlocutore. Comunicando al telefono è impossibile individuare un gesto del corpo o una microespressione, ma le parole restano una grande fonte di informazione. Lo stesso vale per email, chat su internet, una lettera cartacea e via dicendo.

Naturalmente prima di emettere accusare chi sta parlando di mentire, è meglio avere qualcosa che sia più di un sospetto, per cui è doveroso tenere sotto controllo tutti i canali che rivelano informazioni (linguaggio del corpo – espressioni - parole), ma quando si sente qualcosa che non suona come dovrebbe si ha l’occasione di approfondire un determinato punto che ina altre circostanze sarebbe potuto passare inosservato.


Analisi delle parole: principi di base

Lo “Statement Analysis”, o analisi di una dichiarazione, è uno strumento che può aiutare a valutare se ciò che è stato detto o scritto corrisponda a verità oppure no. Questa tecnica viene spesso utilizzata da agenzie investigative e forze dell’ordine come supporto alle loro indagini.

Il processo di analisi è composto da due fasi: 1) determinare l’aspetto tipico di una dichiarazione che corrisponda al vero che verrà indicata come la “norma”, 2) cercare tutto ciò che differisca dalla norma.


Prima persona

Normalmente ci si esprime parlando in prima persona quando si descrive un evento a cui si ha partecipato, di conseguenza il passaggio dalla prima persona singolare “Io” alla prima persona plurale “Noi” può richiamare l’attenzione di chi investiga. Utilizzando “Io” come soggetto si dichiara il proprio coinvolgimento in quanto descritto, mentre utilizzando “Noi” il coinvolgimento non è più personale ma distribuito con chi fa parte di quel “Noi”, facendo pensare alla possibilità di nascondere alcune informazioni condividendo la responsabilità di ciò che è accaduto con gli altri. Naturalmente è normale variare l’utilizzo di “Io” e “Noi” quando più persone fanno qualcosa assieme, sarà la quantità e la collocazionei che richiamerà l’attenzione.

Esempio: “Ho incontrato i miei amici al cinema, abbiamo guardato il film per poi mangiare qualcosa assieme. Ci siamo fermati a bere qualcosa sulla via del ritorno. Sono rimasto nel locale fin quasi mezzanotte e poi sono tornato a casa.

In questo caso la descrizione degli eventi inizia utilizzando “Io” poi passa a “Noi” nella parte centrale e nella parte conclusiva torna a “Io”. In questo caso nulla fuori dalla norma.

Stessa ricostruzione degli eventi che si discosta dalla norma. “Ci siamo incontrato al cinema, abbiamo guardato il film poi abbiamo mangiato una pizza. Ci siamo fermati a bere qualcosa sulla via del ritorno in un bar e siamo restati fino a mezzanotte, poi siamo tornati a casa”.

In questo caso non viene mai utilizzato “Io” come soggetto ma solo “Noi”, per cui non risulta alcun coinvolgimento personale di chi ricostruisce gli eventi. In questo caso chi si occupa dell’indagine troverebbe giustificato un approfondimento di questa ricostruzione.


Utilizzo di “Noi”

Come detto l’utilizzo della prima persona singolare e plurale vengono spesso intercambiati in una dichiarazione, senza per questo considerarsi fuori dalla norma. La mancanza della prima persona denota l’assenza di coinvolgimento nella situazione e probabilità di condivisione di una responsabilità, mentre l’assenza di “Noi” denota distacco, soprattutto quando il rapporto tra le persone dovrebbe essere particolarmente intimo come nel caso di due coniugi.

Per esempio. “Mia moglie ed io siamo andati ad una festa alla quale siamo arrivati in ritardo, e quando ce ne siamo andati la festa era ancora nel suo vivo”.

In questo caso nella dichiarazione si manifesta il coinvolgimento della moglie introdotta come “Mia moglie” e del marito “Io” per poi proseguire passando a “Noi” (siamo arrivati... siamo andati...).

Stessa dichiarazione fuori norma: “Mia moglie ed io siamo andati ad una festa. Purtroppo io e mia moglie siamo arrivati in ritardo e quando mia moglie ed io ce ne siamo andati la festa era ancora nel suo vivo”.

In questo caso è sempre preferito l’utilizzo di “Mia moglie ed io” anziché “Noi”, per cui bisognerebbe domandarsi per quale motivo il marito non esprime nella dichiarazione il senso di unione utilizzando “Noi”, dal momento che ci si aspetterebbe proprio questo da una coppia sposata. La mancanza dell’utilizzo di “Noi” esprime quindi distacco dalla moglie e nel caso alla moglie fosse accaduto qualcosa dopo la circostanza presa in esame (la festa) la dichiarazione del marito richiamerebbe di certo l’attenzione, soprattutto se afferma che il loro rapporto è ancora molto intimo.

Analizzando i pronomi sarà quindi ciò che si discosta dalla norma ad attirare attenzione e richiedere maggiori approfondimenti. Se nel caso precedente ci si poteva aspettare l’utilizzo di “Noi” tra moglie e marito, questo risulterà sospetto in caso di stupro o violenza.

Esempio in caso di aggressione: “Mi ha obbligata a seguirlo nel bosco” risulta essere la norma mentre “Siamo andati nel bosco” catturerà l’attenzione in quanto in caso di stupro o aggressione la vittima crea distacco dall’assalitore e non vicinanza o intimità.


Utilizzo dei nomi

Con i nomi si pssono richiamare persone, oggetti, posti. Quando in una dichiarazione un nome utilizzato di frequente improvvisamente ne viene sostituito da un’altro, si presenterà la necessità di approfondirne le motivazioni.

In questo esempio un uomo viene fermato dalla polizia perché ha sparato in testa alla moglie. La donna è morta immediatamente e il marito ripete che lo sparo è stato accidentale. Nella sua dichiarazione ricostruisce dettagliatamente gli eventi della giornata usando 7 volte la parola “moglie”. Poi nel descrivere la scena relativa allo sparo scrive: ”Ho perso il controllo del fucile e ho visto che la canna stava puntando verso il viso di Louise (non moglie come per 7 volte scritto precedentemete). Ho cercato di riprendere il controllo del fucile ma in quel momento è partito un colpo e ho visto del sangue sul viso di Louise”.

Improvvisamente la “moglie” è diventata Louise. E’ stato infatti determinato che nella maggior parte dei casi chi commette questo genere di crimine non riesce ad ammettere di avere fatto del male o ucciso un famigliare. Di conseguenza il marito rimuove il legame famigliare, e la moglie diventa all’improvviso Louise, lasciando il lettore della dichiarazione con un dubbio iniziale in quanto il marito non ha mai introdotto la per nome.


Cambiamento tempo verbali.

Se una dichiarazione descrive quanto accaduto in una situazione verificatasi nel passato è lecito attendersi che i fatti vengano riferiti utilizzando forme verbali al passato.

Sarà quindi nella norma una dichiarazione: “E’ successo sabato scorso. Sono uscito per innaffiare le piante che era quasi buio. Un uomo è comparso all’improvviso, mi ha strattonato, poi picchiato e lasciato in terra”.

Susciterà invece interesse una dichiarazione: “E’ successo sabato scorso. Sono uscito per innaffiare le piante che era quasi buio. Un uomo è comparso all’improvviso, mi strattona, mi picchia e poi mi lascia in terra”.

Questo cambiamento di tempi verbali nel descrivere l’aggressione potrebbe far pensare ad una dichiarazione falsa in quanto, mentre si ricostruiscono i fatti llo si fa sapendo che sono accaduti in passato, non si fa altrettanto con ciò che viene inventato. Quello che viene fabbricato non ha collocazione temporale in quanto mai accaduto, soprattutto se viene inventato al momento.

Questo genere di cambiamenti può avvenire per esempio quando i genitori denunciano l’allontanamento dei figli senza conoscerne le ragioni.. Alla richiesta di descrizione del carattere del figlio dovrebbe insospettire la frase “Mio figlio era un ragazzo vivace...” rispetto a “Mio figlio è un ragazzo vivace”. In questo caso la forma verbale nella norma è quella presente, perché pur temendo per l’incolumità del figlio assente da qualche ora, lo si reputa ancora in vita.


Informazioni di scarsa importanza


Ricostruendo gli episodi di una giornata nella quale è accaduto un evento particolare che richiede una deposizione scritta (crimine – rapina – rapimento – sparatoria) è normale richiamare eventi che non hanno nulla a che fare con ciò per cui si sta indagando, sarà però la quantità di queste informazioni estranee alla vicenda principale rispetto a quelle relative all’evento stesso a richiamare l’attenzione. Per esempio in un caso di omicidio dove una donna è morta per un colpo d’arma da fuoco, quando ascoltato il marito ha descritto con dovizia di particolari la sua arma e la precedente uscita di caccia, scrivendo invece poche righe in merito al giorno in cui è avvenuto lo sparo. In questo caso l’attenzione è stata rivolta ad altri eventi che nulla avevano a che fare con la sparatoria, dando di fatto poche informazioni rispetto all’evento di maggiore importanza. Un comportamento sospetto quando si vuole ricostruire con esattezza quanto accaduto.


Mancanza di convinzione

Analizzando una dichiarazione relativa ad un evento di particolare importanza la presenza di elementi che riconducono ad una scarsa convinzione rispetto a quanto espresso possono essere etichettati come sospetti. Ad una determinata domanda rispondere “Non ricordo” oppure “Credo che...”, “Penso...”, “Per quanto possa ricordare...” denota incertezza. Dal momento che l’evento non rappresenta la routine quotidiana (ad esempio un omicidio, una rapina, un incidente) ci si aspetta che questi ricordi siano vividi e chiari. Ovviamente non si può ricordare tutto quanto con precisione, ma se la domanda ha un’ importanza critica per ricostruire l’episodio ci si aspetta una risposta diretta. Ad esempio risulta poco credibile rispondere “Non ricordo” se viene chiesto “Hai puntato tu la pistola contro il SIg. X?”, oppure “Guidavi tu la macchina usata per la rapina?”, “Hai assunto droghe prima di metterti alla guida?”, “Hai picchiato tuo figlio prima che perdesse i sensi?”.

I casi dove una mancanza di convinzione o di memoria si presenta in luogo di una risposta precisa come “Si” o “No” risulterebbe sospetto.

Come visto l’analisi delle dichiarazioni può costituire un elemento di grande importanza nello svolgimento di un’indagine. Riconoscere se una ricostruzione è vera o falsa è importante, ma capire quali elementi siano veri e quali no, capire dove l’attenzione di chi ricostruisce sia diretta e per quale motivo, per quale motivo omettere particolari importanti o utilizzare determinate frasi o parole per descrivere una situazione risulta essere altrettanto determinante.


Analisi delle parole: pronto intervento

Le chiamate al pronto intervento contengono spesso indizi che possono aiutare gli investigatori a identificare l’assassino o il colpevole di un reato.

“Mandate un’ambulanza all’indirizzo xxx, hanno sparato ad un mio amico”.

Questa telefonata denota una richiesta d’aiuto immediata e chi chiama non ha commesso nessun reato , a differenza di “Pronto, si signora... eh.... mio figlio non riesce a respirare”. In questo caso il padre conversa educatamente senza tono d’urgenza riguardo le condizioni del figlio, senza chiedere aiuto. In seguito si scoprì che fu infatti lui a percuotere il figlio che più tardi morì.

Questi sono due esempi di come può essere strutturata ed analizzata una telefonata al pronto intervento e determinare se chi chiama cerca veramente aiuto oppure cerca di crearsi un alibi. Non è infatti così inusuale che chi commette un crimine contatti il pronto intervento senza rivelarne il proprio coinvolgimento.

In casi di grave emergenza le chiamate sono effettuate da persone molto agitate e sotto stress, per questo motivo ogni tentativo di mentire risulta difficile e nella richiesta d’aiuto possono trapelare diversi indizi che aiutano a comprendere se l'emergenza é stata provocata dalla persona che ha chiamato. Essendo queste chiamate registrate, gli investigatori possono accedere alla trascrizione per analizzare le parole e alla chiamata originale per valutare il tono o i cambiamenti di toni nella voce, in modo tale da indirizzare il percorso dell’indagine.

Per distinguere la chiamata di una persona colpevole rispetto a quella di una persona innocente ci si devono porre tre domande:

1) Qual é il motivo della chiamata?

2) Chi ha effettuato la chiamata?

3) Come è stata fatta la chiamata?



  • Motivo della chiamata



Richiesta d’aiuto

Analizzando una chiamata ci si deve chiedere: Chi ha chiamato ha chiesto aiuto? Se non l’ha fatto, per quale motivo? Chi ha chiamato voleva solo denunciare un crimine? Normalmente una persona innocente chiede immediatamente aiuto.

Rilevanza delle informazioni date

La maggior parte dei colpevoli che chiama il pronto intervento, anziché mentire su quanto accaduto, tende a omettere particolari determinanti, dare informazioni imprecise e confuse, dare informazioni che non hanno nulla a che fare con l’evento per cui é stata fatta la chiamata anziché fornire informazioni precise.

Esempio:

Pronto Intervento: Qual é la sua emergenza?

Colpevole: Um...ho...ho bisogno di qualcuno qui per la mia bambina?

Pronto Intervento: “Cosa succede?”

Colpevole: “Ha vomitato dell’acqua. Lei...um...quando lei...quando lei é scesa dallo sgabello stava bevendo dell’acqua, le abbiamo detto di stare seduta e lei invece si è buttata a terra.

Chi ha chiamato è stato il padre adottivo di una bambina di 4 anni ed ha menzionato 2 volte l’acqua sebbene non fosse mai stato chiesto. Le investigazioni hanno rilevato che la bambina ha preso un sorso dalla bevanda della sorella. Come punizione, l’uomo le ha legato le mani dietro la schiena e forzato la bimba a bere 64 once (quasi 2 litri) di acqua. La bambina è morta per iponatremia, dovuta alla bassa concentrazione di sodio nel sangue causata dalla rapida ingestione di acqua.

Persone innocenti quando chiamano, anziché fornire informazioni inutili richiedono immediatamente aiuto dando dettagli accurati, essere chiari e concisi, cosa che non è accaduta nell’esempio sopra citato.

Pronto Intervento: Qual é la sua emergenza?

Innocente: Sono al bar in via xxx. C’è stata una sparatoria e tutti stanno fuggendo. Abbiamo immediatamente bisogno d’aiuto.

Atteggiamento verso la vittima

Incolpare o insultare una persona che necessita aiuto indica un rapporto teso tra i due. Ecco un esempio di un padre che chiama per un problema alla figlia di 4 anni.

Pronto Intervento: Cosa c’è che non va in sua figlia?

Colpevole: Non ne ho idea.

Pronto Intervento: Ha preso delle medicine?

Colpevole: Forse, mette sempre le mani dove non dovrebbe. Poco fa ha avuto uno scatto d’ira. Potrebbe avere preso qualcosa.

Mentre la bambina era a terra morente, il padre insulta/incolpa la bambina di mettere sempre le mani dove non dovrebbe e che ha avuto uno scatto d’ira qualche momento prima, anziché preoccuparsi per ciò che stava accadendo e fornire le informazioni essenziali. Questo parchè il padre era colpevole della condizione della figlia, condannato poi per omicidio.

Ecco un altro esempio con una donna che chiama perché ha sparato al marito .

Pronto Intervento: Le ha sparato di proposito?

Colpevole: Stavamo avendo un alterco, poi lui mi ha buttata sul letto e preso la mia borsetta, mi ha bloccata e non potevo andarmene.

Anziché rispondere alla domanda del Pronto Intervento, la donna ha eluso la domanda incolpando il marito della sua morte in quanto l’ha gettata sul letto senza poter andarsene. Successivamente la donna è stata arrestata per aver sparato volontariamente al marito.

Un innocente quando chiama per aiuto non insulta o incolpa chi necessita di aiuto. La richiesta è sempre del tipo “Un bambino è caduto dalle scale e sta sanguinando tantissimo. Fate presto”

Accuratezza dei fatti

Le persone innocenti che chiamano sono più propense a correggere errate informazioni che forniscono quando ulteriori dettagli rivelano discrepanze.

Pronto Intervento: Qual é la sua emergenza?

Innocente: C’è un uomo a terra con una ferita d’arma da fuoco nell’atrio del mio palazzo.

Pronto Intervento: Può controllare se c’è polso?

Innocente: Ok (e controlla)

Innocente: Pensavo fosse un uomo invece é una donna. E’ una donna e non sento il polso.

Chi ha chiamato è risultato innocente e non conosceva la vittima, tanto che credeva fosse un uomo. In questo caso dopo aver appreso un’informazione aggiuntiva, guardando la vittima da vicino, ha corretto quella iniziale in merito al sesso.

Inoltre le persone innocenti sono più coerenti nel descrivere la situazione, mentre quelle colpevoli danno informazioni spesso in conflitto tra di loro e sono incapaci di giustificare una discrepanza. Ecco per esempio una madre che chiama perché la figlia non stava respirando:

Pronto Intervento: Da quanto tempo la bambina non respira?

Colpevole: Da adesso. Nelle ultime ore é sempre stata bene.

Pronto Intervento: Per caso è malata?

Colpevole: No, stavamo dormendo e una telefonata mi ha appena svegliata..

La madre ha detto che la bambina è stata bene nelle ultime ore sebbene subito dopo ha aggiunto un’informazione conflittuale in quanto dice che una telefonata l’ha appena svegliata. Come poteva determinare che la bambina nelle ultime ore stava bene? Più tardi la madre fu accusata e condannata per l’omicidio della figlia.


  • Chi ha effettuato la chiamata


Normalmente chi chiama se è innocente resta concentrato su chi necessita aiuto. Per esempio: “Quest’uomo è gravemente ferito. Fate presto”.

I dubbi sorgono quando chi chiama si concentra su se stesso, descrivendo il problema senza chiedere assistenza per la persona in difficoltà.

Pronto Intervento: Qual é la sua emergenza?

Colpevole: Ho qui un bambino che ha perso i sensi e respira molto male.

In questo caso il problema diventa del genitore (Io ho qui) e il suo problema è quello di avere un bambino svenuto. Una volta arrivati i paramedici il bambino era morto, a causa delle percosse del padre.

Concentrazione sulla richiesta d’aiuto


Solitamente quando si chiama il pronto intervento c’è qualcuno in condizioni critiche e la richiesta logica è quella di chiedere aiuto per chi necessita assistenza. Creerà dubbio e richiesta di approfondimento quando chi chiama chiede aiuto per se stesso. Un esempio dove chi chiama comunica che il padre è morto.

Pronto Intervento: Cosa è successo a suo padre?

Colpevole: Mi dica qualcosa! Mi aiuti!

Qui chi ha chiamato ha chiesto esclusivamente aiuto per se stesso e non per il padre morto. Il ragazzo infatti ha sparato al padre mentre dormiva.

Pronto Intervento: Qual é la sua emergenza?

Innocente: Ha entrambi gli occhi aperti e del sangue esce dalla bocca. Mandate subito qualcuno.

Comportamento di fronte alla morte di una persona

Alcune persone possono sopravvivere a ferite terribili come un colpo d’arma da fuoco alla testa o pugnalate al petto, per cui si chiama per chiedere aiuto anche quando la situazione é particolarmente critica. Chi chiama difficilmente accetta la morte della persona che necessita aiuto fino a quando la morte non viene dichiarata dal personale medico. (tranne in casi evidenti come la decapitazione per esempio).

Quando un famigliare necessita aiuto immediato si fa tutto il possibile per cercare aiuto e salvarlo, anche quando la situazione è irrimediabile. E’ comune una richiesta d’aiuto tipo “Non ha più polso, non sento niente. Fate presto!”.

Di conseguenza quando chi chiama dichiara la morte della persona bisognosa d’aiuto (tranne in casi evidenti) crea sospetti.

Pronto Intervento: Qual é la sua emergenza?

Colpevole: Ho appena sentito uno sparo nell’appartamento qui accanto e sono andato a controllare. La mia vicina é morta”.

In questo caso chi ha chiamato ha dichiarato lo stato di morte della vittima. L’indagine ha poi accertato che la persona che ha chiamato era sentimentalmente coinvolta dalla vicina che poi ha ucciso perché respinto.


  • Come è stata fatta la chiamata


Modulazione della voce

Gli investigatori oltre ad analizzare le parole utilizzate dalle persone che chiedono aiuto hanno la possibilità di ascoltarle, in quanto ogni chiamata ad un numero d’emergenza viene registrata, e proprio da come un a richiesta viene effettuata si possono ricavare molte informazioni. Ad esempio ci si può chiedere se la modulazione é avvenuta con voce alta, discorso veloce, picchi nei toni alti ed emotivamente coinvolti oppure nessuna modulazione comunicando con voce bassa, toni bassi senza alcun coinvolgimento.

Una situazione d’emergenza richiede urgenza e normalmente questo è udibile nella voce di chi chiama, trasmettendo coinvolgimento, stress e agitazione. Spesso quindi la voce risulta modulata con toni alti, con molti picchi e le parole fuoriescono velocemente proprio per la criticità della situazione. In questo esempio chi chiama ha assistito ad una sparatoria in strada.

Pronto Intervento: Qual é la sua emergenza?

Innocente: C’é bisogno di un’ambulanza in via xxx. Veloci!

Pronto Intervento: Da quale numero di telefono sta chiamando?

Innocente: Venite qui immediatamente!

Pronto Intervento: Signore, qual é il suo numero di telefono?

Innocente: Le hanno sparato alla testa! Non lo so! Mandate subito qualcuno!

In questo caso chi ha chiamato ha richiesto assistenza immediata e contrasta con chi chiama e utilizza un tono calmo e cordiale.

Una donna che ha ucciso il proprio marito ha chiesto aiuto dicendo che un assalitore ha sparato a lei e al marito in questo modo:

Pronto Intervento: Qual é la sua emergenza?

Colpevole: “Salve, mi hanno sparato, e hanno sparato pure a mio marito.

La moglie inizia cordialmente con “Salve” mentre il marito giaceva a terra morente. Essendo lei meno grave in quanto al telefono, avrebbe dovuto chiedere assistenza immediata al marito, invece chiede assistenza per se se stessa e poi per il marito, lasciando intendere quali fossero le priorità. Le indagini hanno rivelato che é stata la moglie a sparare al marito per poi procurarsi una ferita superficiale.

Un esempio di chiamata dove una mamma innocente scopre le condizioni del figlio morto durante la notte:

Pronto Intervento: Il bambino respira?

Innocente: Perché caz.... ci stanno impiegando così tanto ad arrivare!

In questo caso la madre non bada all’educazione o al tono cordiale, ma é concentrata nell’ottenere assistenza medica per suo figlio il prima possibile.

Livello di cooperazione

Se concentrate nel richiedere assistenza, le persone innocenti che chiamano cooperano rispondendo alle domandi riguardanti l’emergenza, a differenza delle persone colpevoli che non rispondono, non intervengono nelle manovre di rianimazione come richiesto e ripetono frasi e parole fornendo informazioni non chiare.

Un ragazzo che chiede aiuto per la propria fidanzata alle domande dell’operatore rifiuta di cooperare:

Pronto Intervento: Le é successo qualcosa? E’ stato qualcosa in più di un battibecco?

Colpevole: Questo é tutto ciò che sto cercando di dirle.

In questo caso il ragazzo ha evitato di fornire ulteriori informazioni. Più tardi il corpo della ragazza é stato trovato a casa del suo fidanzato che é stato arrestato e condannato per le percosse.

Un altro esempio di mancanza di cooperazione:

Colpevole: Hanno appena accoltellato mio figlio, il mio piccolo.

Pronto Intervento: Chi é stato?

Colpevole: Il mio bambino sta morendo

Pronto Intervento: Chi é stato?

Colpevole: Hanno ucciso il nostro bambino...

Le persone colpevoli quando chiamano tendono a ripetere le stesse frasi o parole quando mentono, in modo tale da guadagnare tempo per rispondere ad una domanda alla quale non erano preparati.

In questo esempio una donna chiama per un’aggressione subita da uno sconosciuto che poi ha sparato al marito.

Pronto Intervento: Signora, ha visto cosa indossava l’aggressore?

Colpevole: Oh mio Dio, um...um... oh Dio, oh Dio, oh mio Dio, oh mio Dio....

La donna nonostante avesse risposto con sufficiente calma alle altre domande rivolte precedentemente, quando richiesto di descrivere l’aggressore ha continuamente ripetuto oh mio Dio senza mai rispondere alla domanda. Se avesse voluto cooperare avrebbe almeno tentato di rispondere o spiegare perché non poteva rispondere. In questo caso infatti é stata proprio la moglie a sparare al marito inventando una finta aggressione.

Quando una persona risponde dicendo “Hah? Cosa? Fatto cosa?” segnala un’interruzione del processo mentale. Questo tipo di risposte indica che la persona è stata presa alla sprovvista con una domanda e cerca di guadagnare tempo per pensare a cosa rispondere.

Pronto Intervento: Qual é la sua emergenza?

Colpevole: Sono appena tornato a casa , mia moglie è caduta dalle scale. E’ ferita gravemente. Non respira.

Pronto Intervento: Da quanti gradini é caduta?

Colpevole : Hah?

Il colpevole non é stato in grado di rispondere dando un’informazione importante in quanto non aveva previsto questa domanda, dal momento che l’incidente é stato inventato. Se l’incidente fosse accaduto realmente non ci sarebbero stati problemi a quantificare il numero dei gradini, anche approssimativamente.

Gli investigatori dovrebbero domandarsi per quale motivo durante una richiesta d’aiuto si presenta un’interruzione del pensiero e improvvisamente l’argomento cambia. Infatti é proprio la parte del discorso che si é deciso di cambiare che può rivelare indizi determinanti. In questo esempio un uomo (marito) inizia dicendo che c’é stata un’intrusione in casa per poi cambiare argomento:

Pronto Intervento: Qual é la sua emergenza?

Colpevole: C’é stata un’intru.... mia moglie é stata uccisa, credo.

Le condizioni critiche della moglie avrebbero dovuto avere la priorità, ma il marito ha iniziato dicendo che c’era stata un’intrusione nella loro casa. Le indagini hanno infatti rivelato che il marito ha inscenato un’intrusione con un complice per colpire la moglie.

Conclusioni

Esaminando le chiamate ai numeri d’emergenza é possibile ricavare indizi determinanti per capire se chi ha effettuato la richiesta possa essere colpevole o meno. In questo modo gli agenti hanno a disposizione uno strumento aggiuntivo in modo tale da poter sviluppare una strategia per indirizzare le proprie indagini in modo mirato.

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