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Studio delle microespressioni facciali

SVILUPPO PERSONALE > Microespressioni Facciali

Quando si tratta di emozioni, tra le varie modalità di comunicazione non verbale dello stato emotivo, quali il sistema vocale, i gesti, la postura la prossemica e l’aptica, non si può non tenere in considerazione quello che fin dalle origini dello studio dell’uomo è stato considerato lo specchio dell’anima, ovvero lo sguardo ed il volto.

Il volto è la regione principale per attirare l’attenzione e l’interesse degli interlocutori ed è il sistema privilegiato di comunicazione e di trasmissione dei significati.

Microespressioni Facciali

Metodi per lo studio delle microespressioni facciali

Quando si vede un volto che “esprime”, la decodifica del suo esprimere sembra non essere un problema significativo per la maggior parte di noi.

L’informazione contenuta in esse sembra essere una aspetto naturale delle interazioni e delle relazioni sociali e la sua elaborazione procede solitamente senza difficoltà o problemi nella comunicazione.

A dispetto di questa facilità di gestione delle espressioni facciali nell’interazione quotidiana, i ricercatori si trovano da sempre in disaccordo sull’interpretazione delle informazioni veicolate dal volto e sulla metodologia più adeguata per studiarle.
Il problema principale consiste nel riconoscimento o meno, dell’esistenza o meno e della natura di un’intenzione comportamentale o di uno stato di sentimento emozionale all’interno delle espressioni del volto.

Per rispondere a svariati quesiti riguardanti i legami esistenti tra le microespressioni facciali e le caratteristiche di personalità, l’esperienza emotiva ed i processi comunicativi, sono state messe a punto, a partire dagli anni Sessanta, numerose tecniche di rilevazione e di analisi delle espressioni facciali. Le tecniche che si concentrano sul volto, quale elemento predominante delle espressioni delle emozioni, si suddividono in studi di giudizio ed in studi di misurazione.

I primi riguardano le informazioni veicolate dal comportamento facciale, dalle emozioni che ne possono derivare o se e come i tratti della personalità vengono espressi dalla mimica facciale.

I secondi si concentrano in prevalenza sulla rilevazione dei movimenti ossia sugli aspetti che non prendono in considerazione ciò che vuole essere comunicato con il comportamento facciale.
L’elettromiografia rappresenta il modo più oggettivo di misurazione fra quelli a disposizione e comporta l’applicazione di elettrodi di superficie sui muscoli o gruppi di muscoli coinvolti nel movimento facciale.

Il segnale risultante è considerato proporzionale alla forza di contrazione dei muscoli sottostanti e consente di verificare quali muscoli siano coinvolti nei vari stati emozionali quali la collera, tristezza, felicità.

Gli svantaggi di tale tecnica derivano dal fatto di essere intrusiva, vistosa e la costosa.
Gli studi di giudizio si sono diretti verso due orientamenti non esclusivi: la formulazione di giudizi categoriali, rappresentato, per esempio, dalla scelta forzata del giudizio entro un numero limitato di possibilità, o il metodo di valutazione, che permette di valutare in quale misura compaiono una serie di proprietà nei volti presi in esame, la scelta è sempre effettuata dal ricercatore.

Gli studi di misura si basano sulla identificazione di unità di comportamento facciali visibili. Si distinguono dai metodi di giudizio poiché, nonostante implichino il giudizio di osservatori, le valutazioni sono puramente descrittive e non interpretative.

L’indirizzo di tali studi si suddividono a loro volta in due gruppi: quelli bastati sulla riflessione teorica e quelli fondati sull’anatomia muscolare del volto.

I primi puntano all’identificazione delle combinazioni di movimento facciale, presumibilmente associate ad emozioni particolari, quelle “universali”, ma non permettono di misurare l’intensità del comportamento e non danno giustificazione ad azioni diverse da quelle precostituite, quali prototipo di determinati stati emotivi.

A questa categoria di sistemi di valutazione fanno parte il Facial Affect Scoring Technique (F.A.S.T.) di Ekman, Friesen e Tomkins86, il Maximally Descriptive Facial Movement Coding System (M.A.X.) di Izard87 ed il System for Identifying Affect Expression by Holistic Judgment (A.F.F.E.X.) di Izard e Dougherty.

La prima trattazione sistematica del secondo approccio degli studi di misurazione, quello basato sulle azioni della muscolatura facciale, è stato presentato da Hjortsjö.
Imparando a muovere volontariamente i muscoli facciali, Hjortsjö ha sviluppato una descrizione precisa dei cambiamenti risultanti da ciascun movimento muscolare facciale ed ha fornito un sistema di codifica numerico.

Riprendendo questa idea, Ekman e Friesen hanno elaborato un sistema maggiormente sofisticato, il Facial Action Coding System (F.A.C.S.).
In questo sistema ogni movimento singolarmente rilevabile è stato indicato come unità d’azione, a cui può essere attribuito un punteggio in base all’intensità. E’ un sistema piuttosto elaborato e non tutti i movimenti rilevati possono essere attribuiti ad una specifica emozione.
Per ovviare alle difficoltà per i ricercatori, gli stessi Autori hanno elaborato l’EM-F.A.C.S. (1982) che assegna un punteggio soltanto alle unità o combinazioni di unità d’azione che la teoria considera segnali emozionali.

Donadelli Fausto|Mental Coach|Certified NLP Trainer|Life and Executive Coach|Professional counselor|Mental Trainer|Performance Brain

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