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Le 9 Leggi della Motivazione

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Se riuscite a capire che cosa motiva le persone, disponete del più straordinario potere nei loro confronti. Il che non significa che potete manipolarle. Manipolazione significa infatti trovare il modo che qualcuno faccia qualcosa perché voi lo volete. Motivazione invece è ottenere che qualcuno faccia qualcosa perché è egli stesso che lo desidera. Uno stile manipolativo non riuscirà mai a creare quella situazione ideale in cui capi e sottoposti spingono tutti insieme nella stessa direzione, allo scopo di raggiungere traguardi comuni e condivisi. Secondo Richard Denny, guru inglese della motivazione, esistono nove principi fondamentali che stanno alla base di una corretta motivazione. Nove principi che un vero motivatore dovrà rispettare, se vuole ottenere il meglio dalle persone che gli stanno intorno.


1. Per motivare bisogna essere motivati

Tanti capi pretendono e si attendono che il loro team sia sempre motivato, indipendentemente da come il capo si sente o si comporta. Impossibile motivare senza essere motivati. Arrivate al lavoro prima degli altri? Siete sempre entusiasti, positivi, con qualche buona notizia da comunicare a tutti? Avete un obiettivo ben fissato in mente? Se sì, allora potrete comunicare la vostra motivazione. In caso contrario, non riuscirete mai nel vostro intento di avere un gruppo affiatato a vostra disposizione.


2. Ogni motivazione richiede un obiettivo

Senza uno specifico obiettivo non esiste motivazione. La motivazione infatti comporta un impegno rivolto al futuro e, senza un obiettivo, viene a mancare lo scopo. In realtà non solo sono ben poche le persone che si pongono degli obiettivi, ma spesso le persone non hanno neanche delle speranze di miglioramento. Niente propositi, niente traguardi, nessuna aspirazione di fare od ottenere qualcosa. E, quando non si hanno speranze né obiettivi, sopraggiunge inevitabile l’apatia, il peggiore nemico della motivazione.


3. La motivazione deve essere continua

Uno dei pricipali obiettivi delle convention aziendali è motivare i dipendenti. Generalmente questo si ottiene facendo riunire un gruppo di persone, dando loro informazioni sugli obiettivi realizzati, comunicando piani e traguardi per il futuro. Tutto questo rimanda a casa i partecipanti con le batterie ricaricate. Ma non basta. La motivazione è un processo continuo, non un problema da affrontare una volta all’anno. Come viene effettuata la manutenzione periodica di un veicolo, così è necessario “rabboccare” periodicamente la nostra e la motivazione altrui. Come? Cercando di ripresentare il più spesso possibile le circostanze che ci hanno dato la carica in certi momenti. A volte è sufficiente richiamarle alla memoria, per ottenere subito un effetto positivo.


4. Ogni motivazione deve essere accompagnata da un apprezzamento

Infrangete questa legge e nessuno intorno a voi si sentira più motivato. I riconoscimenti possono assumere le forme più diverse: da un trattamento cordiale a una lettera di ringraziamento. Sentirsi apprezzato è un bisogno assoluto per chiunque. Un complimento genuino gratifica e motiva una persona più di qualunque altro incentivo.


5. La partecipazione è motivante

Spesso le persone sono più motivate sul lavoro se sono meglio utilizzate piuttosto che meglio trattate. Se ci si sente coinvolti, è molto più facile mettere energia in ciò che si fa. E’ importante far partecipare più numerose persone possibile a piani, traguardi, obiettivi. Se avete delle idee, ricordatevi che non dovete soltanto comunicarle; dovete invece assolutamente venderle, in modo che chi vi ascolta le faccia proprie.


6. I progressi sono utili per motivare

Quando ci si vede progredire, la motivazione cresce. E, ovviamente, gli insuccessi e gli arretramenti fanno perdere motivazione. E’ lo scoramento che deriva dal timore di ciò che ancora potrebbe andare male. Che si tratti della nostra vita privata o dei nostri affari, un qualsiasi progresso mette voglia di andare avanti. E’ umano. Questa legge va utilizzata, padroneggiata e programmata per sfruttare ogni piccolo progresso in termini di motivazione.


7. La competitività motiva solo quando si può vincere

Una competizione motiva una persona solamente se questa ritiene di avere almeno una possibilità di successo. Incentivi, premi, gare e sfide servono solo se davvero tutti sentono di poter raggoiungere l’obiettivo. Altrimenti si accresceranno i risultati dei soliti noti (anche se sono i migliori). Sfidate le persone a raggiungere qualcosa che valga la pena di essere raggiunta e, nove volte su dieci, ce la faranno.


8. Ciascuno ha il suo detonatore motivazionale

Ciascuno di noi è dotato di un detonatore motivazionale, ma non sappiamo quando la miccia potrà accendersi. Non è conveniente spingere una persona a compiere un’attività, o migliorare le sue prestazioni, se prima non abbiamo studiato a fondo quali sono i principi che spingono questa persona a migliorarsi. Ciascuno di noi ha un “punto infiammabile” e il motivatore abile deve essere in grado di riconoscere qual è in ciascuno di noi.


9. L’appartenenza a un gruppo è motivante

Quanto più piccola è l’unità alla quale si appartiene, tanto maggiore sarà la lealtà, la motivazione e l’impegno. Ecco perché, anche all’interno di una stessa azienda, è importante che si formino “gruppi di appartenenza”, magari a diversi settori: produzione, marketing, vendite… Anche le attività extra-lavorative sono utili per amalgamare le persone.

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